22.900 giorni.
Lui, per lei, non aveva segreti.
Sentire e riconoscere il vero palpito di un uomo. Di quell’uomo. Solo lei.
Sentirlo gioire, disperarsi, godere, bestemmiare, pregare a modo suo; leggergli dentro quando e come nessun altro sapeva fare.
È rimasta chiusa, lì dentro, per 62 anni, 8 mesi, 11 giorni. Eppure, solo lei lo vedeva davvero.
Intanto, fuori, il mondo andava avanti.
Quattro mesi dopo, sue colleghe infami avrebbero squarciato il cielo di Dallas e il mondo intero. Miliardi di altre volte ancora, da allora. In ogni angolo del mondo. Per 22.900 giorni.
Solo lei, discreta, è stata capace di fermarsi. Giusto un istante e un millimetro prima.
Si è fermata per ascoltarlo. E per continuare a parlargli da silenzi di notti stellate, sotto cieli viola, tra vicoli e gatte, lungo mari salati.
Poi, 22.900 giorni dopo, d’improvviso un silenzio assordante. Satellite che non manda più segnali. Voci e battiti che si spengono. “Perché non mi parli più”, le ultime parole.
Altre 48 ore. a 22.902 giorni. 25 marzo 2026.
Un calore improvviso. Asfissiante. Una bolla di fuoco. Forse una nascita, avrà pensato. Forse l’ora di tornare al mondo, di riscoprire la luce. Di rivederlo. Da fuori. Tornare a toccare le sue dita. Che idea da capogiro.
22902 giorni prima quelle dita tremavano mentre la stringevano tra le mani. Mentre la sospingevano in quel tunnel metallico freddo e buio. Fu allora che lui la guardò un’ultima volta. Lei solo sapeva che sarebbero rimasti insieme ancora, senza fine.
E allora, quel calore insopportabile, 22902 giorni dopo, cos’è? E quanta luce improvvisa, accecante, adesso.
E lui, lui dov’è?
“Questo piccolo mucchio di cenere ho ascoltato, per oltre 62 anni?”
Eppure, sì! Eccolo nuovamente quel battito. Ora torna a sentirlo. È tempo di un nuovo viaggio, nelle acque di un mare dal sapore di sale. Insieme ancora. Senza fine.
Era l’11 luglio del 1963. 22.902 giorni fa. 62 anni, 8 mesi, 13 giorni fa. Gino Paoli tentò di suicidarsi sparandosi un colpo al cuore. Da allora quella pallottola è rimasta dove si era conficcata, per sempre.
Rino Panetti


