Ogni anno la lingua ci restituisce un termometro del tempo che viviamo. La Treccani ha scelto Fiducia come parola dell’anno: la più cercata, la più interrogata, la più desiderata. Una parola che vede protagonisti anche i giovani.
Forse perché ci siamo accorti che senza fiducia non si va lontano: non si crea, non si cresce, non si supera.
Questa stessa parola è al centro di uno dei dialoghi che più amo del mio romanzo formativo Yago e il Segreto di Creacon. Un dialogo che, lo confesso, non parlava solo ai personaggi, ma anche a me.
1. Talento è fiducia che si costruisce
Nel romanzo, Yago e Agnese riflettono sul labirinto della vita, sul deserto che ciascuno attraversa, sulla creazione — che sia un numero magico, una pagina bianca o qualsiasi altra cosa. E a un certo punto arriva una frase di Yago che considero uno dei cardini del libro:
«Agnese, forse il talento è questo: avere la fiducia che tu possa farcela e continuare a tentare dove gli altri si arrendono. Ma questa fiducia, appunto, non è un dono: si costruisce.»
Oggi più che mai questa frase mi sembra risuonare.
Siamo abituati a pensare al talento come a un fulmine che ti sceglie: “ce l’hai o non ce l’hai”.
In realtà il talento è un sentiero, non un dono: una forma di coraggio paziente.
È la capacità di restare davanti alla pagina bianca quando la storia non arriva; di montare e smontare un numero magico quando le mani sembrano non rispondere; di provare un altro giro, un’altra revisione.
Il cuore del talento è una fiducia operosa — non cieca —: la fiducia che ogni sforzo costruisca un millimetro; che osservare e conoscere allarghi i propri mezzi; che ciò che oggi è confusione domani possa diventare forma.
2. La paura come illusione e la forza del Più Piccolo Passo Possibile
Accanto alla fiducia c’è la paura, la sua ombra naturale.
Quella che blocca, deforma i contorni, trasforma la pagina bianca in una parete.
Nel mio lavoro formativo — come nel romanzo — uso spesso il concetto delle 4P, il Più Piccolo Passo Possibile.
Perché la paura, spesso, è una distorsione; mentre il coraggio, nella realtà, non è un gesto titanico: è iniziare.
Un passo microscopico può essere ridicolo agli occhi degli altri, ma decisivo per noi.
E quel passo è un gesto puro di fiducia: che il movimento generi movimento; che l’azione spezzi l’incantesimo della paura; che il talento si costruisca mentre si tenta, non prima.
Fare oggi un passo minuscolo verso ciò che ci spaventa è un atto di creazione.
È dire al mondo — e a noi stessi — che ci muoviamo, che non restiamo nel labirinto.
Conclusione: la parola che chiede di essere vissuta
Forse Fiducia è diventata la parola dell’anno perché abbiamo capito che non basta cercarla: bisogna praticarla.
Nel talento, nella crescita personale, nel primo passo verso ciò che desideriamo.
La fiducia non elimina la paura.
Ma la rende attraversabile.
E passo dopo passo, scopriamo che quel labirinto che temevamo è in realtà un cammino che si disegna camminando.
E sì, come dice Agnese, è la fiducia che ti fa restare sulla pagina — e ti permette di creare.
Rino Panetti
FIDUCIA – parola dell’anno e forse anche del talento per ognuno di noi


