La Ferrari, il gatto e l’arte di guardare oltre

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Davanti al Santuario di Fonte Colombo c’è una Ferrari.
Sopra, un gatto che dorme al sole.

A volte basta poco per accendere pensieri nuovi.
Non un evento memorabile, ma una scena minima, quasi trascurabile, che chiede solo di essere guardata un po’ più a lungo.
Stamane… una Ferrari, parcheggiata sotto il sole bianco dell’inverno reatino.
Sulla Ferrari, un gatto. Immobile, raggomitolato, intento a assorbire ogni goccia di calore che il metallo restituisce.
Intorno, un piazzale quieto. Quello del piccolo santuario di Fonte Colombo.

È un attimo. Un corto circuito gentile.
La Ferrari, dal nostro sguardo usuale è potenza, successo, desiderio, prestigio.
Il gatto, invece, non vede nulla di tutto questo: la rossa non è un’icona, ma un ammasso di ferro che trattiene e restituisce calore. Nient’altro. E proprio per questo, tutto.
E poi c’è il santuario.
Fonte Colombo è il luogo della sottrazione, della scelta di togliere anziché aggiungere.
Qui Francesco riscrive la Regola, ma soprattutto pratica un’altra forma di attenzione: svuotare i simboli per tornare all’esperienza viva.
In quel piazzale accade qualcosa di simile.
Se si resta un attimo in più, senza correre subito a interpretare, giudicare, spiegare, la scena comincia a cambiare.

Francisco Varela (uno dei padri della complessità) chiamava questo gesto “sospensione”. Ecco come magnificamente ce ne parla:
<<Per sospensione intendo questa possibilità un po’ inquietante che abbiamo: uscire per un momento dal flusso abituale e fare una pausa. Sospendere i nostri automatismi.
Salire di un livello rispetto al nostro coinvolgimento consueto e osservare da una prospettiva più ampia.
La cosa curiosa è che, quando molte persone provano a farlo, all’inizio non succede nulla.
Guardano… e non accade niente.
Ed è per questo che spesso si dice: “Questa introspezione non funziona. Osservo e non succede niente.”
Ma è proprio questo il punto: dopo la sospensione bisogna saper tollerare il fatto che non stia succedendo nulla.
Restare lì. È questo che fa la differenza
.>>
Sì, il punto è proprio questo: dopo la sospensione, occorre tollerare che non stia succedendo nulla.
Restare. È lì che qualcosa, lentamente, si riorganizza.

Davanti al Santuario di Fonte Colombo, una Ferrari smette di essere status e diventa superficie tiepida.
Un gatto smette di essere dettaglio e diventa un’opportunità per cambiare prospettiva e vedere in modo diverso.
Forse la creatività nasce esattamente qui: nel punto in cui i simboli si alleggeriscono, lo sguardo rallenta e le cose tornano, finalmente, a farsi sentire.
Rino Panetti

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