LA MOSSA CHE NESSUNO FERMÒ. Una scacchiera per capire l’8 marzo

Donne. Kasparov

L’8 marzo parliamo di grandi battaglie, diritti e conquiste.
A volte però la difficoltà che una donna incontra ogni giorno si rivela in una scena minuscola.
Una scacchiera. Una mossa. E una stanza piena di persone che guardano… senza intervenire.

1994. Linares. Uno dei più prestigiosi tornei internazionali di scacchi.
Una giovane donna – appena diciassettenne – si trova di fronte il campione del mondo Garry Kasparov. Il suo nome è Judit Polgár.
A un certo punto il campione del mondo compie una mossa irregolare: sposta un cavallo sulla scacchiera, poi lo ripone e cambia mossa.
Senza questa correzione (irregolare), la giovane Judit avrebbe conseguito un indubbio vantaggio.
La ragazza lo comprende. Si guarda intorno per cercare supporto negli arbitri: cavolo, devono intervenire per ripristinare la situazione corretta.
Judit Polgár continua a guardarsi intorno cercando aiuto nella sala. Tutti gli occhi sono su quel tavolo e quella scacchiera, ma nessuno interviene. Nessuno.

Judit comprende. China la testa e prosegue la partita. Perdendola. Nel silenzio di tutti.
Forse avrebbe perso ugualmente. Ma la sensazione di aver assistito a qualcosa di stonato resta.

Non so se è una questione di genere. Io in fondo credo di sì.
So bene che le donne, nel mondo, affrontano situazioni molto più dure di una mossa irregolare su una scacchiera.
Ma forse è proprio da queste piccole scene quotidiane — da questi silenzi, da queste mancate prese di posizione — che si capisce quanto il terreno sia ancora in salita.
E forse è proprio da qui che può iniziare il cambiamento. Dal non far finta di niente.
Dal dire, semplicemente: fermi un attimo, quella mossa non vale.

Rino Panetti

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