E anche quest’anno si chiude così:
con la valigia che, per 30 anni, è salita ogni giorno in macchina e che il 23 dicembre torna finalmente nell’armadio di casa.
Trent’anni con una valigia nel bagagliaio. In fondo, quella valigia è diventata un emblema.
L’emblema di una vita professionale vissuta sulla soglia: con un piede nella competenza e l’altro in una piccola, quotidiana sfida, una piccola, quotidiana incertezza.
Perché non sai mai del tutto cosa ti aspetterà.
Sai dove vai, ma non sai chi incontrerai davvero. Quali volti, quali storie personali, quali imprese, quali fragilità.
E c’è sempre quella curiosità un po’ adrenalinica di scoprire che forma prenderà la giornata.
Una valigia dei sensi, in fondo. Come quel Baule…
È un lavoro con le sue fatiche, certo.
Ma è anche un lavoro che ti allena continuamente alla sorpresa, alla meraviglia, al confronto con l’imprevisto.
Più che trovare soluzioni, spesso si tratta di trovare le domande giuste, ogni volta, in pochi giorni.
A volte, in poche ore.
Una vita in viaggio.
Con un post-it lasciato a casa con scritto l’elenco delle ultime cose che dimentichi sempre.
E a volte immagino anche l’ultimo giorno.
Una valigia anche allora.
Appoggiata per l’ultima volta nel bagagliaio.
E mi chiedo:
cosa ci sarà scritto, quell’ultima volta, su quel post-it?
La valigia che torna nell’armadio (per ora). Appunti da un bagagliaio


