L’oro e la caduta: la magia segreta da cui nasce il successo. Il kazako e l’americano: quando le geometrie impossibili di Escher incontrano la nostra fragilità umana

Olimpiadi invernali pattinaggio

L’oro e la caduta: la magia segreta da cui nasce il successo
Il kazako e l’americano: quando le geometrie impossibili di Escher incontrano la nostra fragilità umana

Questa è la storia di un passo a due disegnato da quel magico orchestratore di stupori e insegnamenti che è il Fato.
Una pista di ghiaccio.
Di qua, un kazako incredulo. Le lacrime di gioia si colorano del giallo e blu delle bandiere sulle tribune: un sole al centro, trentadue raggi. Risplendenze. Shaidorow, kazako, è oro – come l’astro nella sua bandiera.
Olimpiadi invernali 2026.

Di là, le lacrime di un predestinato. L’invincibile sovvertitore della gravità, l’Escher del pattinaggio –  disegnatore di geometrie impossibili – cade due volte. Ottavo.
Malinin, l’americano, cade, cade ancora, piange, fugge disperato. Umano.

La mano del Fato sembra voler disegnare la sua lezione.
Chi perde ha più in comune con chi vince, rispetto a chi non ci prova neanche.
Sì, perché il vincitore e il perdente hanno avuto entrambi il coraggio di provarci. Entrambi hanno rischiato la delusione. Entrambi erano disposti ad affrontare l’incertezza. Entrambi erano abbastanza testardi da continuare.

COS’È IL SUCCESSO? Il successo è una resistenza mascherata. Appartiene a chi riesce ad assorbire le perdite senza assorbire l’identità di “perdente”.
È il coraggio di iniziare – e di perseverare – il vero elemento di separazione. I risultati tendono a trovare chi resta in gioco.
Le panchine sono sicure, ma sterili. Non cresce nulla lì.
È lì che vincente e perdente si fondono. E’ lì che un kazako e un americano si toccano.

Rino Panetti

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