“Morte all’arrivo”: cambiare il pilota basta davvero? Italia e mondiali di calcio…

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Vogliamo le dimissioni. E le otteniamo. Bene,
Poi?
Chi arriva dopo avrà davvero più possibilità di chi c’era prima?

Nel calcio nostrano (ma non solo) diciamo tutti che serve rifondare. Che serve tempo.
Ma siamo davvero disposti ad accettarlo? Senza fretta, senza processi mediatici e urla da social, senza il solito rumore?

È facile chiedere la testa di qualcuno. Riguarda sempre “gli altri”. Ma ciascuno di noi, è disposto a non avventarsi sulla tastiera al primo insuccesso (insuccesso che fa parte di un percorso più ampio)?

Quando affianco leader chiamati a guidare nuovi progetti, la priorità con loro e con chi gli ha dato l’incarico è una sola: evitare il “DOA” — Death On Arrival. Morire all’arrivo.

Come? Prima di iniziare, chiarendo tutto con chi ha scelto quella persona come nuovo leader del progetto:
cosa non ha funzionato primaquali risorse reali ci sono
quali risultati sono attesi (e in quanto tempo)
quale supporto concreto ci sarà, questa volta?

Tutto questo (e altro) non per mettere le mani avanti, ma per porre le basi per il successo e ridurre i rischi.

Perché accettare un incarico è come salire su una Ferrari: una volta che sei al volante, la macchina è tua.
Anche se non hai contribuito a progettarla.
Lo stesso vale per una nuova sfida: UNA VOLTA ACCETTATO IL PROGETTO DIVENTA TUO, GIUSTO O SBAGLIATO CHE SIA.

Rino Panetti

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