C’è un vecchio foglio, ingiallito dal tempo, che conservo nella memoria come si conserva un piccolo talismano di saggezza.
Lo trovai tanti anni fa, appeso vicino a un macchinario in una delle aziende del Distretto Industriale di Civita Castellana.
Era scritto in dialetto civitonico, con grafia incerta e un’ironia limpida, disarmante.
In cima, a grandi lettere, un titolo: “I mali di Civita.”
Un elenco di frasi, scuse, alibi — a leggerle oggi sembrano battute. E invece, sotto l’ironia, si nascondeva un ritratto fedele di certi modi di pensare (e di vivere) che tutti, prima o poi, frequentiamo.
Ve le traduco, anche se in dialetto suonano decisamente meglio 😄:
I MALI DI CIVITA
1. Non si può fare
2. Abbiamo sempre fatto così
3. Gli altri fanno così
4. È l’impasto
5. È il silicato
6. È il forno
7. Gliel’ho detto
8. Adesso vediamo
9. Bisognerebbe sentire… coso
10. Ti faccio sapere
11. Avevamo detto
12. Lo sanno tutti
13. È il robot
14. È il filetto
A leggerli oggi, sorrido. Ma quel sorriso ha un retrogusto dolceamaro.
Perché sì, erano i “mali” delle aziende di Civita Castellana — ma, a ben vedere, sono anche i MALI DELL’ANIMO UMANO, i mali di tutti noi.
Le frasi che usiamo per non cambiare, per non rischiare, per non provare davvero a fare qualcosa di diverso.
Ogni “non si può fare” è una PAURA TRAVESTITA DA BUON SENSO.
Ogni “abbiamo sempre fatto così” è una CINTURA DI SICUREZZA MENTALE.
Ogni “è colpa del forno” è un modo gentile per dire: “NON VOGLIO GUARDARE DENTRO DI ME.”
E così, mentre pensiamo di difenderci dagli errori, finiamo solo per NON CUOCERE PIÙ NULLA DI NUOVO.
Perché la verità è che non era il forno, non era l’impasto, non era il robot.
Eravamo noi.
La paura di bruciarsi è sempre lì: silenziosa, educata, ben argomentata.
Ma è proprio quella che tiene spenta la fiamma della creatività, dell’iniziativa, del cambiamento.
Forse, ogni tanto, dovremmo rischiare di scottarci un po’.
Spesso il cambiamento non nasce da una tecnologia, ma da una frase diversa.
Da un “proviamoci” detto al posto di un “non si può fare”.
Rino Panetti
Non era il forno, era la paura di bruciarsi. Era l’abitudine


