Ci sono oggetti che, a distanza di molti anni, continuano a raccontarci qualcosa di noi.
Per me, uno di questi è una collana di libri che occupa ancora oggi un posto speciale nella mia biblioteca: I Quindici.
Li conservo nella parte dedicata al pensiero creativo. E non è soltanto per nostalgia.
Mi piace pensare che una certa propensione alla multidisciplinarità, alle contaminazioni, al mettere insieme testa, cuore e mani, per molti di noi sia nata anche lì, tra quelle pagine.
Perché cosa facevano, in fondo, quei libri?
1) Ti facevano MESCOLARE.
Storia, scienza, animali, geografia, racconti, giochi, costruzioni, esperimenti… Non c’erano compartimenti stagni. Un argomento poteva condurti naturalmente verso un altro. E, soprattutto, lo facevano attraverso la fantasia e la curiosità: due ingredienti fondamentali di ogni processo creativo.
2) Ti lasciavano ESPLORARE.
Non dovevi necessariamente partire da pagina 1 e arrivare a pagina 200. Potevi aprire il volume dove volevi, seguire un’immagine, una parola, una domanda. In altre parole, potevi costruirti il tuo percorso.
Una cosa che oggi chiameremmo forse pensiero divergente.
3) E poi ti facevano FARE.
Disegnare. Costruire. Ritagliare. Sperimentare. Provare.
L’idea non rimaneva soltanto nella testa: diventava qualcosa da realizzare con le mani. Oggi parliamo di learning by doing, di prototipazione, di imparare attraverso l’esperienza.
Loro, semplicemente, ci mettevano davanti qualcosa da fare.
E poi c’era quella cosa che trovo ancora straordinaria.
Il sottotitolo: “I libri del COME e del PERCHÉ”: Come funziona? Perché succede?
Due domande semplicissime. Eppure potentissime.
Perché forse la creatività comincia proprio lì.
Non so se I Quindici abbiano davvero contribuito a rendere creativa la mia generazione.
Ma mi piace pensare che abbiano piantato qualche seme: di curiosità, di esplorazione, di contaminazione tra saperi diversi.
E soprattutto il seme dell’idea che sapere qualcosa è solo l’inizio: poi bisogna provare a farci qualcosa.
Forse il Big Bang della creatività, qualche volta, non è un grande evento.
È semplicemente un bambino che apre un libro, vede una cosa che lo incuriosisce e pensa: “E se provassi a…?”
Nella foto, i miei Quindici.
Sono ancora lì, nella parte della biblioteca riservata al pensiero creativo.
E, a quanto pare, non hanno ancora finito il loro lavoro.
Rino Panetti
IL BIG BANG, QUEI SEMI… LA MAGIA MULTIDISCIPLINARE DE I QUINDICI


